Oramai non dava segni della sua presenza da più di 24 ore.
Quel maledetto cortile era come se lo avesse inghiottito.
O meglio, i cortili del circondario l’avevano inghiottito e forse anche digerito..
E la cosa poteva sembrare meno strana visti i cagnacci che ci stavano.
Dopo avere scrutato dall’alto, dopo avere ispezionato palmo per palmo i vicoli e sbirciato dai portoni dei cortili..
Mi arrendo.
Tom è introvabile.
Un classico caso da “Chi l’ha visto?..”
Opto per la carta della disperazione.
Ci fosse la buonanima di Molletta, con le sue infinite e potenti conoscenze…
Ma c’è Freedom!

Ricordo benissimo che imitava il semiguercio alla perfezione. Tanto che Lui si incazzava come un drago e da lì partivano litigate a non finire.
Che tempi..
Ma ora non c’è tempo da perdere.
M’attacco al telefono e chiamo Freedom.
Gentilissimo e disponibile come al suo solito, lascia la rilettura dei Quaderni del Carcere di Gramsci, butta la canna, scola la pinta di birra e si precipita a casa mia.
Gli spiego qual è la situazione attuale e il piano da me ideato.
Quando morì Molletta non comparve nulla sulla stampa e nei Tg nazionali, solo una semisconosciuta associazione neofascista porse le sue sentite condoglianze al camerata scomparso lodando le doti del suo maestoso e duro fascio littorio..(?)
Ma sia Freedom che io sospettammo subito che dietro si nascondesse una delle sue numerosi amanti.
Il piano prevede quindi che si chiami, a nome di Molletta, l’alto commissario per la Protezione Civile e chiedergli pertanto che si attivi immediatamente e con tutti i mezzi a disposizione per la ricerca del povero Tom.
Siamo nelle mani di Freedom e nella sua riconosciuta capacità di imitare Molla..
Chiamiamo dal cellulare di Molletta il Sottosegretario Bertolaso.
La scena è comica e commovente allo stesso tempo.
Freedom che imita Molletta al telefono è spassoso sia per la mimica facciale (musale si potrebbe dire?) che per il lessico, oltre ovviamente al fatto che imita la voce della buonanima in maniere pressoché perfetta.
Ma allo stesso commuove il ricordare Molletta nei suoi tipici atteggiamenti, anche se da vivo detestavamo questo suo modo di fare indisponente e da arrogante e … ma si, direi pure un tantino mafioso.
Elicotteri rombano sopra le nostre teste, enormi fuoristrada corrono tra le strette stradine e i vicoli del paese, stridono le sirene delle ambulanze e delle forze dell’ordine.
Dai megafoni vengono impartiti ordini e direttive ai volontari.
La radio invitta la popolazione tutta a mantenere la calma, non farsi prendere dal panico e collaborare.
La potenza di Molletta..dico io sospirando estasiato.
E della P2, dice Freedom digrignando i denti e più prosaicamente..
Una sgommata mi fa voltare, giusto in tempo per vedere l’arrivo di due camionette mimetiche dalle quali scendono con un balzo diversi cani e i loro addestratori in anfibi e tenuta antisommossa.
Sono i gruppi cinofili..
E mi cojoni!
Dico, stiamo cercando un gatto!
Ma che, ci mettiamo ad annusarlo i cani?
Ma non siamo ridicoli!
Non cadiamo nella farsa!
Una improvvisata ronda di cittadini ultrasettantenni, due nonni vigile e Luca Barbareschi vengono allontanati con ignominia perché ritenuti inutili e dannosi allo scopo.
Anche due cittadini immigrati Cinesi vengono disillusi perché, essendo gestori di un ristorante, sarebbero in conflitto d’interessi.
Nel frattempo e per tutta la durata delle operazioni, Freedom resta in costante contatto telefonico con l’Alto commissario Bertolaso.
La tensione che andiamo accumulando sempre di più viene stemperata da due gustosi aneddoti.
Il primo riguarda la scheda telefonica di Molletta, che risulta intestata al Ministero della Difesa e pertanto con un utilizzo di credito illimitato e questo ancora a sette mesi dalla sua dipartita.
Come confermano i numerosi sms, rinvenuti nella memoria del cellulare, inviati dal Dipartimento dei Servizi Segreti del Ministero.
Il secondo, che mi fece sbellicare dalle risate sino al pianto, avvenne per un eccesso di zelo di Bertolaso che volle passare la comunicazione per un breve saluto al Presidente del Consiglio, col quale si trovava al momento in visita nelle zone terremotate dell’Abruzzo.
Le urla e gli improperi di Freedom rivolti al Capo del Governo fecero per un attimo bloccare le operazioni di ricerca dello scomparso.
I Vigili del Fuoco ed i volontari della Protezione Civile, infatti, si fermarono domandandosi se fosse in arrivo uno tsunami anziché un terremoto od un uragano tropicale.
Poi le ricerche ripresero celermente sino al calar delle tenebre, per poi essere interrotte definitivamente.
Osservavo sconsolato gli uomini ritirare le attrezzature, rimettere al loro posto i crocifissi, togliersi gli stivali, i guanti, i preservativi, i caschi e accendendosi l’ennesima sigaretta scuotono stanchi la testa in segno di resa.
Nulla.
Scomparso nel nulla.
Osservo la scena stranito.
Freedom mi saluta e mi abbraccia come al solito cordialmente pregandomi di venirlo a trovare presto e di portare anche quella ragazza, alla quale aveva dato subito confidenza e con la quale aveva voluto immortalarsi in una foto, che a lui piaceva tanto e non vedeva da tempo.
Ovviamente non gli dico che non la rivedrà mai più.
Dopo una notte insonne ha smesso di piovere.
Porto fuori la moto dal garage, voglio fare un giro per non pensare agli ultimi avvenimenti.
Apro il cancello, mi metto il casco, inserisco la prima e sto per lasciare la frizione…
Quando da dietro un’auto parcheggiata..
Sbuca fuori lui, lo scomparso più ricercati d’Italia.
Si siede sul marciapiede e aspetta che gli apra il cancello.
Resto di sasso.
Sbadiglia, miagola e si struscia sui miei pantaloni.
Io urlo…ma dove cazzo eri!?
Apro il cancello gli do un calcio in culo salgo sulla moto e vado via.
I gatti…