mercoledì, 19 agosto 2009

A casa stanno tutti bene..

Nel buio della veranda dormono tutte.

Dormono pothos e variegatum..non muovono foglia.

Dormono profondamente le piante ciccione..

Dorme il fico d'india.

Dormono le grassocce del minivivaio.

E pure quella cicciona che lei prese da un'aiula del giardino della pizzeria, un anno e più fa..Piantina grassaChe io ho poi piantato e lei non ha mai visto.

A questa oggi le ho dato un nome..

Piantacicciona dalle foglie similialleoliveverdi.

In veranda c'è un profondo silenzio ora...le saluto e vado via.

postato da: Roano alle ore 05:28 | link | commenti (3)
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venerdì, 14 agosto 2009

No, non è che..

..mi sono comprato una Katana.

Poche persone, fra quelle che mi conoscono, sanno della mia passione per lame e coltelli...

E' solo per precisare che la pasta co le melanzane, ma anche altri condimenti, in questo periodo sarebbe l'ideale farle con i pomodori freschi.

Certo ci vuole un attimino di lavoro in più..

Ma poi, mica tanto..

Fare un'incisione a croce sulla parte posteriore dei pomodori, poi passarli per circa 5 o 6 minuti al microonde.Si sbuccia il pomodoro..dopo raffreddati si sbucciano facilmente.

Dopo di che vanno svuotati dei semi e di quella "gelatina" che hanno all'interno.

Con un pochino di perizia e provando due o tre volte l'operazione si presenta semplicissimaSi svuotano dei semi..si ottiene così una polpa fresca e pronta per essere adoperata, come meglio si crede.

Ottima saltata velocemente in tegame con aglio (sempre che non lo si odi), peperoncino e scalogno.Polpa pomodoro frescoo altri aromi.

Per poi condirci la pasta  che si preferisce, senza dimenticarsi di qualche foglia di basilico o menta fresca..

I soliti calcinculo per chi ci vorrebbe del formaggio.

Così ho detto...

postato da: Roano alle ore 21:13 | link | commenti (5)
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giovedì, 13 agosto 2009

Prima che sia troppo tardi..

La vita è un attimo, oggi ci siamo e domani non si sa...

Questa mattina recandomi in ufficio, all'uscita di una curva cieca, un'auto condotta da una semideficiente che aveva imboccato per errore la corsia opposta..

Non so neppure io come ho evitato il frontale.....non per vantarmi ma ho sempre avuto e ancora mantengo i riflessi di un gatto.

Ma non andrà sempre così..

Ne sto evitando troppi, in moto e ora pure in auto.

Questa ricetta non l'ho copiata da nessuna parte.

Non che il piatto l'abbia inventato io, ma l'esecuzione l'ho elaborata dopo averlo preparato diverse volte.

Poi, forse, qualcuno è arrivato prima di me..ma non importa.

Le mezzemaniche con le melanzane come le faccio io...sono ottimeMelanzanePremetto..

Non un semplice sugo alle melanzane, ma melanzane e mezzemaniche al sugo..

E la differenza ci sta tutta.

Ovviamente a chi non ci piacciono le melanzane, eviti..

Infatti non si può fare con le melanzane "fuite"...come si direbbe a Napoli.

Per quattro persone:

Mezzo chilo di mezzemaniche (scusate il bisticcio...)

Quattro o cinque melanzane nere (se non le avete cazzi vostri...le viola vanno meglio grigliate a fette, le nere le preferisco dadolate...e poi pizzicano di meno e tengono la cottura)

Aglio (salvo allergie e varie..), scalogno, 800 grammi di pelati (di quelli buoni), peperoncino in polvere, due pomodori secchi (dei nostri, non quelli che vendono in continente), basilico, menta, curcuma...e sale.

Le melanzane vanno svuotate dei semi e dalla parte interna spugnosa che va buttata, poi tagliate a dadi di circa tre quattro centimetri e saltate in tegame con poco olio (extravergine d'oliva) e spicchi d'aglio in camicia (sempre che non ci faccia schifo...)

Occorrono circa 15 minuti perchè siano ben dorate, asciutte e croccanti..dopo di che si levano e si mettono da parte.

Nello stesso tegame si prepara un sugo con il soffritto e pomodoro secco...o come meglio si vuole.

Un terzo di cucchiaino di peperoncino macinato e di curcuma (facoltativo).

A fine cottura del sugo si aggiunge la dadolata di melanzane (senza l'aglio) e si prosiegue per circa 10 /15 minuti.

Scoliamo la pasta nel tegame del sugo preparato e volendo possiamo terminarci la cottura sul fornello.

Dopo spento il fuoco (o a piacere dopo impiattato) aggiungiamo il basilico e la mente trittati.

A piacere solo uno dei due odori..

Se ci mettete del parmigiano grattato...vi prendo a calci in culo.

Altrimenti, se non ci sarò più, mi rivolterò nella tomba "frastimando" il mondo intero..

 

postato da: Roano alle ore 21:42 | link | commenti (3)
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martedì, 11 agosto 2009

Peccato..

Questi non si mangiano..Fichi dAltrimenti..
postato da: Roano alle ore 16:52 | link | commenti
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venerdì, 07 agosto 2009

Brigantino..

Abbiamo disceso quel sentiero da capre.. Sentiero per Brigantino..e siamo sbucati come per incanto...nell'insenatura LOra sto sdraiato in spiaggia.

La osservo,  mentre lei guarda sorridendo Alice che gioca sulla battigia con un'altra bimba.

Scatto una foto.

Poi lei si sdraia accanto a me.....socchiudiamo gli occhi. Spiaggia di BrigantinoTanti anni fa..

Adesso andando via raccolgo la valva di un'arsella.

Forse è una di quelle rubate anni fa. Arsella...ma tanti anni fa.

http://www.facebook.com/album.php?aid=19746&id=1657721886&l=1774cf4ff6

postato da: Roano alle ore 07:23 | link | commenti (1)
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martedì, 04 agosto 2009

Habemus Pothos

Clorophitum variegatum non è più sola..PothosPer adesso pare vadano d'accordo.

E inoltre cresce il vivaio delle piante ciccione.. Vivaio

Ora devo impegnarmi con una ricerca dei nomi..

E stare alla larga dalle loro spine.

postato da: Roano alle ore 20:28 | link | commenti (2)
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domenica, 02 agosto 2009

Feraxi

Rubavamo dagli orti cocomeri, zucchine e melanzane..Cocomero
E arselle, nascosti tra le canne per sfuggire alle guardie..
La mia moto che derapa tra le dune dello stagno, con il sacco della refurtiva.
Pescavamo la notte, sott’acqua, con le torce e un amico di fuori con un fuoco acceso..
Il nostro faro.
I filaccioni messi alla sera per salici e murene.
Cercavamo la fede..
Quella persa dall’anulare di un turista una domenica.
Le torpedini e le murene fritte, i polpi lessi e i tegami di vongole..
Le pere selvatiche.
I falò la notte per arrostire i pesci pescati la mattina.
E sempre la notte, a caccia di conigli con i fari abbaglianti del maggiolino giallo.
La spesa alla bottega del borgo con le lire contate.
Il pane, la pasta, il salame e la mortadella tutti i giorni, il resto del companatico lo cavavi fuori dal mare o dagli orti..
I bidoni dell’acqua riempiti alla fontanella.
Una vera birra fresca in un finto bar, regolarmente Jchnusa.
Servita da miss baffo, dal seno prorompente e che ci metteva tutti d’accordo sul fatto che se si fosse rasata…
I furetti che all’alba s’aggirano tra le tende.
La pelle arsa dal sole e dalla salsedine.
Il caffè il latte e il pane tostato la mattina appena levato il sole.
Tanti anni fa.
Troppi..
 
La moto percorre veloce la provinciale.
Mi sono appena bevuto decine di curve e tornanti.
Ho sfiorato col gomito parapetti in cemento, guard line e scarpate di duecento metri.
L’Orientale Sarda, la strada…la mia strada….
L’adoro.
Cerco di orientarmi (orientarsi sull'Orientale è una goduria..) tra l’asfalto bollente, svincoli sconosciuti, cavalcavia impensabili e segnaletica forviante...
Un cartello indica la fine della rassicurante strada a quattro corsie e l’inizio di una, stretta e tortuosa.
Scalo accelerando e fiondo fra le curve che tagliano la campagna.
Ho l’ansia di chi sta tornando a casa dopo tanto tempo.
Alla mia sinistra un piccolo podere al cui ingresso è esposto un cartello con scritto “uva da tavola” e altro che non faccio in tempo a leggere,   poi la cantoniera abbandonata.
La strada è quella giusta.
Il borgo di stampo fascista mi si presenta davanti..
Testimonia che anche i regimi totalitari, anche i peggiori, alle volte, costruiscono qualcosa di buono.
Le chiamavano opere di bonifica.
Aree malsane, povere e prive di strutture venivano bonificate e rese produttive.
Come fu per l’Agro Pontino a Latina o per restare in Sardegna Arborea ad Oristano.
Da queste parti, pare, che vi tirarono su pure un nuraghe (Asoro), oramai in rovina e diroccato venne ricostruito (malamente) per l’illustre ospite di allora.
Non Papi, che era ancora lì da venire…
Anche se la storia è ancora controversa.
La pescheria, le vecchie scritte sui muri delle botteghe..
Il fascio littorio inciso in rilievo sui rubinetti pubblici.
Tutto, quasi, come un tempo.
Come tanti anni fa..
Sento odore di casa.
Ritrovo l’orientamento fino a poco prima sopito e accelerando imbocco sicuro uno svincolo.
Una strana frenesia s’impadronisce di me.
Ora procedo sicuro.
Sollevo tutta la visiera, la vista non mi basta più.
Voglio assorbire tutti gli odori, i profumi che avevo dimenticato.
O meglio, non cancellati dalla mia mente, ma solo momentaneamente messi da parte.
Rallento, piano piano percorrendo una stretta stradina i cui lati sono invasi e straripanti di rovi impenetrabili.
Sono cespugli di more selvatiche che accompagnano la strada e me per alcuni chilometri sino alla laguna.
Gli odori si mischiano fra loro.
Il fieno ammucchiato sui campi, i frutteti e gli orti…i fiori..
Tutto contribuisce a creare un unico odore.
Come un’alchimia.
Che s’impossessa di me.
Mi proietta indietro nel tempo.
Tanti anni fa..
Lo riconosco come gli animali selvatici riconoscono l’odore della propria prole…
E i ricordi si accavallano..
Antonello, Roberto, Renato, Marco, Mario e io..
E altri ancora..
I cocomeri, le zucchine, le melanzane, le arselle, i pesci, i conigli e il signore dell’anello…
Le guardie..
Io, coi capelli al vento e aria da sbruffone che impenno la moto e salto dalle dune….
I ladri la notte, la moto sparita e i fucili spianati..
Ogni cosa, fatto o situazione mi torna per la mente.
Poi capisco che non è solo l’odore, ma tutta un’atmosfera fatta di sensazioni e fatti vissuti che di colpo, come per opera di un mago mi riappare come fosse una visione, una finestra sul passato.
O forse tutto esce dal passato per fare capolino nel presente.
O forse è la nostra vita che viviamo a cavallo tra passato e presente, non potendo escludere ciò che siamo da quello che siamo stati.
Un tutt’uno al quale mi assoggetto volentieri.
Vorrei arrivare alla caletta, quella splendida insenatura che fu teatro delle nostre giovanili scorribande..
Ma la strada non me lo permette, almeno non con la moto di oggi.
Ma tornerò.
Voglio vedere se è ancora come allora.
Il sentiero scosceso, la sabbia grossa come la “fregula sarda”, l’acqua smeraldo, le rocce ai lati e il lentisco, il mirto e il corbezzolo subito a ridosso..
Forse tutto è ancora come allora.
Tutto, tranne un gruppo di ragazzi che rubano i cocomeri, si tuffano per cercare la fede, cacciano conigli, fuggono dalle guardie e accendono i falò..
Quelli non ci stanno più.
Forse ogni tanto uno da quelle parti ci passa.
E non distrattamente si lascia trasportare.
Magari lo stesso che saltava con la moto fra le dune dello stagno giocando a guardie e ladri.
Felice.
Tanti, ma tanti anni fa…
Troppi.
 
 
 
postato da: Roano alle ore 21:18 | link | commenti (3)
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