giovedì, 05 marzo 2009

Il Grande Vecchio

 
Il tanfo mi attanaglia le narici e mi accoglie non senza sorpresa, avevo scordato quanto puzzasse il vecchio bastardo..                                                                      Molla sulla sedia
Raramente nella vita c’è dato di conoscere una persona che riesca contemporaneamente a scoreggiare, ruttare e scaccolarsi con una nonchalance e una tranquillità così come fa Lui.
A me è stato dato, ma ne avrei volentieri fatto a meno.
Mia madre mi aveva avvertito, il vecchio semiguercio è alquanto malandato di salute, non affaticarlo…. ultimamente l’ha visto pure il veterinario. Scuotendo la testa mi apre la porta.
Mi copro naso e bocca con il fazzoletto, aspiro profondamente ed entro.
Varcando l’uscio della stanza sono avvolto da una nube puzzolente e dolciastra, un misto di pessima erba e Gitanes senza filtro.
La scena che intravedo nella penombra fumosa in parte mi rincuora e in parte no, giocano a carte.
Freedom sfoggia un paio d’occhialini piccoli e tondi che gli danno un’aria da vecchio professore comunista in pensione.                                          Freedom(1)
Il pelo in più parti incanutito è ancora lucido e pulito anche se rado, a dimostrazione di una cura e di un’igiene personali ancora scrupolosi.
Aspira lentamente il suo spinello e mi saluta con il pugno chiuso.
E Lui…
Troneggia sopra una pila di cuscini di astrakan sporchi, unti e sgualciti, con alle spalle una gigantografia in bianco e nero autografa di Georgios Papadopulos e sulla parete alla sua sinistra un calendario, oramai datato, della Carfagna.
Il pelo una volta folto e lucido ora si presenta rado e opaco, a tratti giallognolo per l’effetto combinato della nicotina e dell’urina.
D'altronde ha sempre fumato come un turco e pisciato come una vacca…
Un improbabile riporto tenta vanamente di nascondere un’ampia squamosa chiazza di tigna.
Qualche pulce saltella di qua e di la, con una tale regolarità e simmetria nei movimenti da far pensare siano comandate da un invisibile domatore…
L’occhio buono fissa le carte che tiene in una mano mentre con l’altra, quella con le dita incastonate di anelli e l’orologio d’oro regalatoli da Augusto Pinochet nel primo anniversario del golpe Cileno, si massaggia la dove un tempo pendevano i coglioni.
Un suo gesto e una sua posa abituali e dei quali Lui va orgoglioso.
L’occhio guasto, cisposo e più vitreo e opalescente del solito è fisso nel vuoto.
A dire il vero non ho mai capito bene se ci veda, Lui sull’argomento ha sempre glissato.
Sul tavolino due boccali di birra, carte e monete…non euro ma vecchie lire.
Senza degnarmi di uno sguardo mi si rivolge con un: “finalmente ti degni di venirmi a trovare…”
In effetti è dal giorno delle elezioni, da quando le hanno vinte “loro” che non mi faccio sentire…
“Sei venuto a complimentarti con me per la nostra splendida vittoria…..era ora…”
Dicendo queste poche ma taglienti parole aggrotta leggermente il sopraciglio dell’occhio buono, solleva leggermente il labbro superiore ulcerato mostrando un ancora acuminato canino ingiallito dal tempo e dalla nicotina…un bagliore, quasi una scintilla si riflette sull’occhio opalescente.
Ecco, lo sapevo che l’avrebbe subito girata in politica.
“In ogni caso – fa Lui ecumenico – non serbo rancore…”
Poggia la Marlboro sul posacenere e mi porge la zampa umida, unta e appiccicosa…
Mi limito a battergli il cinque e poi sfregarmi il palmo della mano sui pantaloni..
“Siediti pure in terra..”, mi dice senza alzare lo sguardo dal gioco e col fare di chi ha sotto controllo la situazione.
Non voglio concedergli questa soddisfazione e resto in piedi, anche perché il pavimento è sozzo.
“Sta pure in piedi, tanto ormai non cresci più” mi fa Lui con quel tono arrogante che gli è solito.
Mi rendo conto che devo evitare di dargli corda..replicargli comporterebbe cadere nella sua trappola.
Non voglio stare al suo gioco.
“Ma - dico io - puntate ancora vecchie lire?”
Lui borbotta qualcosa contro l’euro, l’Europa unita e Prodi..
“Visto, finalmente un Governo del fare, che decide”
“Abbiamo riformato la scuola, il pubblico impiego, l’immigrazione selvaggia, la sicurezza e il nodo Alfano…”
A parte che si dice lodo….dico io, ma che cazzo scherzi?
Non c’è nulla di condiviso, l’amico tuo s’è voluto salvare il culo…
Come sempre ha fatto, d’altronde.
E poi, scusa, tagliare le risorse alla scuola pubblica…
È da incoscienti.
“Se, se…la scuola è sempre stata un covo di comunisti e te lo dice uno che non c’è mai andato, se non per pestare i rossi….”
E ride di gusto…
“…..e poi i programmi, bisogna riscrivere la storia che è stata scritta dai vincitori”
Oramai in preda al delirio parla a ruota libera..
“Darvìn, si studia ancora Darvìn…”
Pronuncia proprio così, l’emerito ignorante, Darvìn….
Dopodiché si cimenta in una azzardata contro teoria sull’evoluzione delle specie animali..
“Perché, vedi è una teoria, quella di Darvìn, sconfessata dalla storia e dalla ricerca scientifica…”
“Pongo un esempio, se mi si consente, il Clero…quello che io definisco il paradosso del Clero.”
A questo punto Freedom si alza, poggia le carte sul tavolo, prende la birra e la canna e se ne va dicendo “…vado a pisciare altrimenti lo strozzo”.
E non torna più.
“Preti e suore non si riproducono, eppure esistono da secoli e non sì estinguono…”
A questo punto mi alzo pure io e raggiungo Freedom al cesso urlando “ma che teoria, ma che paradosso è semplicemente una cazzata….vado a pisciare altrimenti ti strozzo”.
Nel chiuso del cesso ho l’opportunità di scambiare in tranquillità due parole con Freedom.
“Oramai è fuori di testa….”
Bhe, dico io, veramente si è sempre rivelato un pozzo d’ignoranza il vecchio squadrista.
“Si sta esaltando al massimo…”
“Ultimamente poi s’è fissato con sta questione morale che, a suo avviso, investe la sinistra….anzi i comunisti”
“Non lo sopporto più….”
Parla lentamente, Freedom, mentre aspira nervosamente lo spinello intervallando le tirate ad un sorso di birra.
Osservandolo non posso evitare di pensare a quando lo conobbi, giovane e agguerrito studente da dodici anni fuori corso e perennemente avvolto nel suo eskimo, kefiah al collo ed un mozzicone di Gitanes fra le dita.
La sua coabitazione forzata con quel fascio di Molletta non deve essere stata per nulla facile, non hanno in sostanza niente in comune e si detestano senza neanche nasconderselo.
Stiamo per rientrare nel soggiorno, anche perché l’odore acre della lettiera umida di urina si fa insopportabile.
Ho appena toccato la maniglia della porta, incrostata e appiccicosa, quando il “gatto della steppa” (così lo appellava Molletta ai tempi della guerra fredda…) quasi bisbigliando mi dice…
“Da poco ho pure scoperto un segreto inquietante e sconvolgente”
Mi fermo un attimo prima di varcare l’uscio……”riguarda Lui? Domando sottovoce..”
“Si, non puoi neppure lontanamente immaginare di cosa si tratta”
“Lo puoi scoprire da solo, provocando il suo io….mettilo in discussione, fai uscire la parte più nera che si annida dentro di Lui…”
E ancora, ponendomi una zampa tremolante sulla spalla “…coraggio è ora di tornare dentro”.
Mi volto lentamente verso di lui e guardandolo severamente… “ma, tu tremi? Hai paura….”
“No – dice abbassando lo sguardo – sono alcolizzato…..”
Allora va bene, dai entriamo.
Il solito tanfo ci attanaglia le narici.
Appena entrati Freedom si preoccupa di cambiare il mazzo di carte usato con uno nuovo, subodorando una manipolazione da parte del sleale compagno di gioco.
Egli non sì scompone…
“I soliti teorici del complotto, inquisitori in malafede…”
Bofonchia il baro patentato…
“Vuoi entrare anche tu?”
Scherzi?…. non ho mai vinto contro di te, mi hai sempre fregato con i tuoi sporchi trucchi.
Un po’ come avete fregato gli Italiani…
Il mio tono provocante lo fa inalberare.
“E che credevate, che andassimo al Governo – come direbbe la mia carissima amica Sarah Louise Heath Palin – a pettinare bambole?
“Abbiamo preso il potere per rivoltare come un calzino questo paese di comunisti, non facciamo, non faremo e non abbiamo nessuna intenzione di fare prigionieri”
“Quando tanti, troppi anni fa io e l’amico Licio ideammo il Piano di Rinascita Democratica avevamo gia in mente tutto questo e ora il nostro sogno si avvera”.
Oramai in preda la delirio parla e straparla.
“Adesso il nostro allievo prediletto, il più capace sta ottenendo ciò che ci eravamo prefissati allora”.
“Abbiamo fatto rinascere la P2elle…”
Mai avrei immaginato fosse Lui il Grande Vecchio, il Burattinaio che da anni tira i fili della politica italiana.  
Ora tutto mi pare più chiaro…
Ma quei due chi sono?
In Freedom vedo rispecchiarsi l’immagine perdente della sinistra Italiana.
Delusa, trasandata, disorientata e sconcertata.
Che gioca a carte con la destra una partita che sa di perdere.
L’altro è cialtrone, arrogante e menefreghista.
Uno spaccato dell’Italia di oggi. 
Vado via senza salutarli e disgustato scendo in strada dove ho parcheggiato.
Apro la portiera dell’auto e avvio il motore, istintivamente lo sguardo si proietta verso l’alto…..verso quei tetti che un tempo lontano, nella sua gioventù, furono il regno incontrastato del Vecchio Bastardo.
Attendo che il motore si scaldi per partire e lasciare quel posto sinistro.
È un attimo e fra i tetti delle mansarda, in penombra….in quella zona del vedo non vedo…due ombre.
Inforco gli occhiali.
Una giovane gatta in calore miagola mentre s’accoppia con un focoso maschio.
Nella penombra distinguo le sagome di lei che si concede mentre lui la immobilizza afferrandole il collo con un morso, mentre con gli artigli le blocca la schiena.
Un rapporto puramente, solamente carnale…e un po’ violento.
Inserisco la retromarcia e sto per fare manovra…..un ultimo sguardo sui tetti…
Il fascio di luce dei fari improvvisamente sfiora la scena.
Il maschio si volta ed un bagliore, quasi una scintilla si riflette sull’occhio opalescente e vitreo…
Ingrano la prima e vado via….
 
postato da: Roano alle ore 18:07 | link | commenti (3)
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